Fluidità di genere come potere: il riconoscimento dei ruoli non binari da parte dell’antica Mesopotamia

6

Per millenni, il mondo ha lottato con la politicizzazione dell’identità di genere, ma le prove storiche suggeriscono che le persone non binarie un tempo ricoprivano posizioni di potere nelle antiche civiltà. In Mesopotamia – i moderni Iraq, Siria, Turchia e Iran – gli individui di genere diverso non erano solo tollerati, ma apprezzati per la loro ambiguità.

Gli Assinnu: Servi Divini di Ištar

Circa 4.500 anni fa, gli assinnu servivano come assistenti cultuali di Ištar, la dea mesopotamica dell’amore, della guerra e della fertilità. Questa divinità era vista come il potere supremo per legittimare i re e mantenere la riproduzione umana. La fluidità di genere dell’assinnu non era un ostacolo ma un dono divino; gli inni descrivono la capacità di Ištar di trasformare gli uomini in donne e le donne in uomini.

I primi studiosi interpretarono erroneamente gli assinnu come prostitute religiose, ma le prove testuali non lo supportano. Il termine assinnu stesso si riferisce a “simile a una donna”, “uomo-donna” e persino “eroe”, indicando un ruolo venerato. La loro ambiguità di genere era vista come una garanzia di poteri magici e curativi, con incantesimi che affermavano di poter estrarre la malattia. Gli assinnu erano parte integrante della sopravvivenza della società mesopotamica perché mantenevano il benessere degli dei e dell’umanità.

I Ša Rēši: cortigiani reali oltre il genere

Accanto all’assinnu, il ša rēši (tradotto approssimativamente come “uno della testa”) occupava posizioni di alto rango come cortigiani reali. A differenza degli eunuchi di corte di altre culture, gli ša rēši avevano un’identità unica. Erano costantemente raffigurati senza barba, sfidando la norma mesopotamica dove la barba simboleggiava la virilità.

Nonostante sfidassero le aspettative di genere, gli ša rēši comandavano l’autorità, indossando lo stesso abbigliamento degli altri uomini d’élite. I loro compiti includevano la supervisione degli alloggi privati ​​del re – uno spazio altrimenti inaccessibile ai maschi – e persino la guida di eserciti, la concessione di proprietà e governatorato dopo le vittorie. La fluidità di genere dei ša rēši ha permesso loro di trascendere i confini tra sovrano e suddito.

Un sistema di potere deliberato

Gli antichi Mesopotamici non concedevano accidentalmente il potere a persone diverse per genere; lo riconoscevano come una fonte di forza. Le prove dimostrano che questi ruoli non erano basati sull’esclusione o sullo sfruttamento, ma sulla percezione che coloro che vivevano liberi dal binario di genere potevano camminare tra il regno divino e quello mortale.

Nel mondo di oggi, mentre le persone transgender e di genere diverso lottano per essere accettate, è fondamentale ricordare che il rispetto per le identità non binarie non è una novità. I Mesopotamici lo capirono millenni fa: a volte, il potere deriva dall’essere diversi.