La ricerca del “Santo Graal” dello stoccaggio energetico – la batteria a stato solido – è stata a lungo una saga di grandi promesse e perpetui ritardi. Ora, una startup finlandese relativamente sconosciuta chiamata Donut Lab è salita alla ribalta, sostenendo di aver finalmente decifrato il codice. Tuttavia, mentre l’azienda si prepara alla produzione entro la fine dell’anno, la comunità scientifica rimane profondamente scettica.
Le audaci affermazioni di Donut Lab
Donut Lab, uno spin-off di Verge Motorcycles, ha fatto una serie di affermazioni sconcertanti riguardo alla sua nuova tecnologia. Se i loro dati fossero veri, le implicazioni per l’industria dei veicoli elettrici (EV) sarebbero rivoluzionarie. Le loro affermazioni includono:
- Elevata densità di energia: 400 Wh/kg, circa il doppio di quelli delle batterie standard al litio-ferro fosfato (LFP).
- Ricarica ultraveloce: La capacità di raggiungere una carica completa in soli cinque minuti.
- Durabilità estrema: Una durata teorica di 100.000 cicli di ricarica.
- Resilienza: Prestazioni stabili a temperature estreme comprese tra -30°C e 100°C.
- Sicurezza e sostenibilità: Un design che non utilizza elettroliti liquidi infiammabili, elementi delle terre rare o metalli preziosi.
Perché è importante: la spiegazione del “Santo Graal”.
Per capire perché l’industria è così ossessionata dalla tecnologia allo stato solido, bisogna considerare i limiti delle attuali batterie agli ioni di litio.
Le batterie standard si affidano a elettroliti liquidi per spostare gli ioni. Questo liquido è infiammabile; se una batteria viene danneggiata o surriscaldata, può provocare una “fuoriuscita termica”, provocando incendi intensi. Inoltre, gli elettroliti liquidi richiedono sistemi di raffreddamento complessi, che occupano spazio prezioso in un veicolo elettrico.
Le batterie allo stato solido sostituiscono questo liquido con un materiale solido. Questo cambiamento promette una “triplice minaccia” di vantaggi:
1. Maggiore sicurezza: i materiali solidi hanno molte meno probabilità di prendere fuoco.
2. Densità maggiore: senza la necessità di pesanti sistemi di raffreddamento, i produttori possono concentrare più energia in un ingombro più piccolo e leggero.
3. Ricarica più rapida: gli elettroliti solidi possono teoricamente gestire correnti più elevate senza gli stessi rischi di surriscaldamento.
Il divario di credibilità
Nonostante queste promesse, Donut Lab deve affrontare una dura battaglia per quanto riguarda la sua reputazione. A differenza dei titani del settore come Toyota o Tesla, Donut Lab è emerso senza un elenco visibile di ricercatori rinomati o una lunga storia di articoli accademici pubblicati.
Sebbene la startup abbia lanciato un sito Web (idonutbelieve.com ) per ospitare i risultati dei test di terze parti del Centro di ricerca tecnica VTT finlandese, gli esperti notano che permangono lacune significative. Anche dopo questi test, l’azienda deve ancora fornire prove definitive relative alla chimica specifica, alla densità effettiva o alla durata del ciclo verificata.
Infatti, Marko Lehtimäki, CEO di Donut Lab, ha recentemente chiarito che la cifra dei “100.000 cicli” è un obiettivo di progettazione piuttosto che un risultato sperimentale verificato. Questa distinzione è fondamentale: in ingegneria un obiettivo non è la stessa cosa di una realtà comprovata.
L’ostacolo tecnico: il problema della dendrite
Anche se le affermazioni di Donut Lab fossero valide, l’intero settore dello stato solido deve affrontare un nemico comune: i dendriti.
I dendriti sono strutture microscopiche, metalliche, aghiformi che crescono all’interno di una batteria durante la ricarica. Proprio come le radici degli alberi che spaccano un marciapiede, questi dendriti possono eventualmente perforare i separatori interni, causando un cortocircuito e un guasto della batteria. Risolvere questo “problema dei dendriti” è stato per decenni il principale ostacolo nel passaggio della tecnologia a stato solido dal laboratorio alla catena di montaggio.
Una corsa agli armamenti globale
Donut Lab non corre da solo. La competizione è globale e intensa:
- Cina: leader su scala, aziende come CATL stanno puntando alla produzione su piccola scala di batterie allo stato solido ad alta densità entro il 2027. Il dominio della Cina nell’attuale catena di fornitura di veicoli elettrici dà loro un enorme vantaggio nella maturità produttiva.
- Giappone: Toyota ha annunciato l’intenzione di integrare le batterie allo stato solido nei veicoli entro il 2027 o il 2028.
- Europa e Stati Uniti: Aziende come Mercedes-Benz (in collaborazione con la startup Factorial) e Honda stanno seguendo percorsi chimici diversi, come gli elettroliti a base di zolfo, per raggiungere lo stesso obiettivo.
“Le aziende probabilmente hanno ancora molta strada da fare”, osserva Alevtina Smirnova del Centro di ricerca cooperativa industria-università della NSF, evidenziando il divario crescente tra la ricerca occidentale e lo slancio manifatturiero cinese.
Conclusione
Mentre le affermazioni di Donut Lab potrebbero segnalare un cambio di paradigma nello stoccaggio dell’energia, la mancanza di dati trasparenti e sottoposti a revisione paritaria significa che la loro “svolta decisiva” rimane non dimostrata. La corsa alla batteria allo stato solido non è più solo una sfida scientifica; è una battaglia geopolitica ad alto rischio per il futuro dei trasporti globali.





























