La moderna esperienza di Internet è definita da una strana contraddizione: l’iperconnettività abbinata a una solitudine profonda e pervasiva. Trascorriamo ore scorrendo i feed, consumando flussi infiniti di informazioni e interagendo con gli altri online, eppure molti riferiscono di sentirsi sempre più isolati. Questo non è casuale; è una conseguenza del modo in cui le nostre abitudini digitali rispecchiano un modello psicologico osservato decenni fa.
La Personalità “Altro-Diretta”.
Nel 1950, i sociologi David Riesman, Nathan Glazer e Reuel Denney esplorarono questo fenomeno nel loro libro The Lonely Crowd. Hanno identificato un tipo di personalità guidato dalla convalida esterna, alla costante ricerca dell’approvazione dei pari piuttosto che dei valori interni. Questo individuo “diretto dagli altri” si conforma alle tendenze, dà priorità all’appartenenza e teme l’isolamento sopra ogni altra cosa. Questa dinamica sembra stranamente rilevante oggi, poiché gli algoritmi dei social media e i chatbot basati sull’intelligenza artificiale sono progettati per sfruttare il nostro bisogno di connessione.
Il problema principale è che Internet spesso simula la comunità minando le relazioni autentiche. Gli algoritmi curano i feed per massimizzare il coinvolgimento, non l’autenticità. Ciò porta a un ciclo in cui cerchiamo la convalida da parte di estranei, confondendo l’interazione digitale con una connessione significativa. L’aumento delle relazioni parasociali con gli influencer amplifica ulteriormente questo effetto, fornendo l’illusione dell’intimità senza la profondità reciproca delle vere amicizie.
L’illusione dell’individualità
Il consumismo aggrava il problema. Le aziende offrono “falsa personalizzazione”, fornendo scelte infinite che alla fine rafforzano la conformità. Immagina di scorrere decine di prodotti identici su un sito di e-commerce: l’illusione della scelta non cambia il fatto che stai ancora acquistando una tendenza di produzione di massa. Questo stesso principio si applica agli algoritmi online: le piattaforme affermano di soddisfare i tuoi interessi, ma mirano principalmente a mantenerti all’interno del loro ecosistema. La pagina “Per te” su TikTok o feed simili non sono progettati a tuo vantaggio, ma per massimizzare il tempo trascorso sullo schermo.
Questo ci spinge a partecipare al comportamento di gruppo, incoraggiato dal marketing che ci spinge a “partecipare alla conversazione”. Il messaggio è chiaro: esprimi te stesso facendo quello che fanno tutti gli altri. Ciò rafforza il ciclo di ricerca della convalida esterna invece di coltivare la genuina individualità.
Il problema principale: perdere il contatto con noi stessi
La radice di questa solitudine non è solo la mancanza di presenza fisica nelle relazioni; è che abbiamo esternalizzato la formazione della nostra identità. Allineandoci costantemente con le aspettative esterne, sopprimiamo i nostri desideri autentici. La vera connessione richiede consapevolezza di sé, ma il mondo digitale spesso dà priorità all’inserimento piuttosto che all’emersione.
Riesman e i suoi colleghi hanno proposto una soluzione: recuperare il tempo libero dall’iperconsumismo e sperimentare nuove esperienze. Ciò significa disconnettersi dal flusso costante di stimoli esterni e cercare attivamente attività che siano in sintonia con i propri interessi, non con quelli dettati dalle tendenze. La chiave è riscoprire ciò che conta veramente per tu senza l’influenza della pressione dei pari o della manipolazione algoritmica.
Il mondo digitale è progettato per tenerci agganciati, ma liberarsi richiede uno sforzo consapevole. Allontanati dallo schermo, esplora territori inesplorati e riscopri la gioia disordinata e imprevedibile di essere autenticamente te stesso. Solo allora potremo costruire connessioni radicate nella genuina espressione di sé, piuttosto che nell’eco vuota del conformismo.
