Gli scienziati stanno tornando nelle profondità dell’Oceano Pacifico per svelare una scoperta sorprendente: i noduli metallici sul fondo del mare sembrano generare ossigeno in assenza di luce solare. Questo fenomeno dell’“ossigeno scuro”, osservato per la prima volta nel 2024, ha acceso il dibattito sulle proposte di estrazione mineraria in acque profonde, sollevando interrogativi sulla potenziale perturbazione di un ecosistema precedentemente sconosciuto.
La scoperta inaspettata
Per decenni, gli scienziati hanno creduto che la produzione di ossigeno nelle profondità oceaniche dipendesse principalmente dall’affondamento della materia organica dalla superficie. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che noduli delle dimensioni di una patata nella zona Clarion-Clipperton (CCZ) – un’area chiave per l’estrazione mineraria in acque profonde – producevano attivamente ossigeno nonostante la completa oscurità. Questa scoperta mette alla prova la conoscenza consolidata dei sistemi di supporto della vita marina e introduce incognite fondamentali per quanto riguarda gli ecosistemi delle profondità marine.
La CCZ è particolarmente importante perché detiene vasti giacimenti di metalli preziosi come cobalto, nichel e manganese, rendendola un obiettivo primario per le compagnie minerarie desiderose di estrarre risorse per batterie di veicoli elettrici e altre tecnologie.
Come funziona?
L’ipotesi principale suggerisce che gli strati metallici all’interno dei noduli creano una corrente elettrica quando entrano in contatto con l’acqua di mare. Questa corrente potrebbe quindi scomporre le molecole d’acqua in idrogeno e ossigeno attraverso l’elettrolisi, un processo precedentemente ritenuto impossibile in tali condizioni.
I ricercatori hanno misurato tensioni fino a 0,95 volt sulle superfici dei noduli, sufficienti per innescare potenzialmente l’elettrolisi, soprattutto se più noduli fungono da fonte di energia combinata. Ora schiereranno lander avanzati equipaggiati per misurare i flussi di ossigeno, i livelli di pH e raccogliere nuclei di sedimenti per analisi dettagliate. I lander scenderanno a profondità superiori a 10.000 metri, dove la pressione raggiungerà le 400 atmosfere (simili a quelle che causarono l’implosione del sommergibile Titano).
Il ruolo dei microbi
I noduli ospitano anche una sorprendente diversità di microbi – fino a 100 milioni per nodulo. Gli scienziati utilizzeranno il sequenziamento del DNA e la microscopia per determinare se questi organismi microscopici svolgono un ruolo nella produzione di ossigeno o in altri processi critici. L’enorme numero di specie sconosciute suggerisce che le profondità del mare potrebbero nascondere segreti che potrebbero rimodellare la nostra comprensione della vita sulla Terra.
Respingimenti dell’industria e rigore scientifico
Le compagnie minerarie di acque profonde, tra cui The Metals Company, hanno contestato i risultati, suggerendo che l’ossigeno osservato potrebbe essere una contaminazione dell’aria di superficie trasportata dai lander. I ricercatori, guidati da Andrew Sweetman della Scottish Association for Marine Science, ribattono che i loro dati – raccolti in 65 esperimenti, di cui il 90% mostra la produzione di ossigeno – supportano l’esistenza dell’“ossigeno scuro”. Un documento di confutazione è attualmente in fase di revisione paritaria in Nature Geosciences.
Sweetman riconosce l’interesse dell’industria a screditare la ricerca, affermando che esiste una pressione commerciale per mettere a tacere questa linea di indagine. L’Autorità internazionale dei fondali marini delle Nazioni Unite deve ancora decidere se sarà consentita l’estrazione mineraria in acque profonde, ma alcune nazioni, tra cui gli Stati Uniti sotto l’ex presidente Trump, hanno espresso sostegno all’estrazione.
La posta in gioco è alta
La scoperta dell'”ossigeno scuro” complica il dibattito sull’estrazione mineraria in acque profonde. Se questi noduli sostengono un ecosistema unico, disturbarli potrebbe avere conseguenze impreviste. Ulteriori ricerche sono cruciali per determinare se la produzione di ossigeno è vitale per la vita nelle profondità marine e se le operazioni minerarie danneggeranno irreparabilmente questo fragile ambiente.
I risultati della spedizione confermeranno l’esistenza di questo insolito fenomeno o forniranno prove contro di esso, influenzando in definitiva il futuro dell’estrazione delle risorse dalle profondità marine.




























