Il telescopio Webb rivela il potere nascosto dei buchi neri silenziosi

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Le galassie più massicce dell’universo ospitano al loro interno giganti silenziosi: buchi neri supermassicci che operano con un’influenza sorprendente, anche quando apparentemente dormienti. Recenti osservazioni del James Webb Space Telescope (JWST) stanno riscrivendo la nostra comprensione di questi motori cosmici, rivelando che sono molto più attivi di quanto si pensasse in precedenza.

I motori invisibili delle galassie

Da decenni gli astronomi sapevano che la maggior parte delle galassie contiene un buco nero supermassiccio al centro. Questi colossi attirano la materia circostante, a volte emettendo fiamme luminose mentre il gas e la polvere si riscaldano. Ma molti sembrano silenziosi ed emettono poca energia rilevabile. Questi sono conosciuti come Nuclei Galattici Attivi a Bassa Luminosità (LLAGN): motori galattici che girano al minimo anziché ruggire.

Il problema? Sottovalutare questi buchi neri “silenziosi” significava trascurare il loro impatto sottile ma profondo sull’evoluzione galattica. I nuovi dati JWST dimostrano che anche a bassa potenza modellano attivamente l’ambiente circostante.

Svelare i segreti degli infrarossi

La capacità del JWST di vedere nella luce infrarossa è fondamentale. La luce visibile è bloccata dal gas e dalla polvere attorno ai buchi neri, ma la luce infrarossa penetra queste barriere. Quando il gas viene energizzato da un buco nero, rilascia luce in specifiche “linee di emissione” – impronte digitali uniche che rivelano la composizione, la temperatura e il movimento del gas.

L’ultimo studio ha analizzato queste firme spettrali di sette LLAGN, oltre alla galassia Centaurus A. I risultati confermano che anche questi buchi neri a bassa potenza espellono materiale e riscaldano il gas circostante, influenzando la formazione stellare e la struttura galattica. Questo processo, chiamato feedback cinetico, è molto più diffuso di quanto si pensasse in precedenza.

Calore inaspettato e movimento caotico

Una scoperta sorprendente è l’idrogeno molecolare insolitamente caldo all’interno delle galassie che ospitano LLAGN. Ciò suggerisce che anche un buco nero inattivo può riscaldare in modo significativo l’ambiente circostante.

Il team ha anche misurato la “larghezza completa a metà massimo” (FWHM) delle linee di emissione. Picchi più ampi indicano movimento caotico e temperature elevate, dimostrando che anche i buchi neri silenziosi creano condizioni turbolente nelle galassie che li ospitano. Queste misurazioni dimostrano che i motori “silenziosi” sono tutt’altro che inattivi.

Riscrivere l’evoluzione galattica

Storicamente, gli astronomi presumevano che i LLAGN fossero in gran parte inerti. I nuovi dati JWST dimostrano che anche questi motori “al minimo” esercitano un’influenza sostanziale sulle loro sedi galattiche. Spingono e agitano attivamente il gas circostante, a volte sopprimendo la formazione stellare e altre volte innescando esplosioni di nuove stelle.

Questa ricerca non riguarda solo l’osservazione dei buchi neri; si tratta di capire come si evolvono le galassie. I giganti silenziosi dell’universo hanno un impatto profondo, anche quando non ruggiscono a piena potenza.

Le implicazioni sono chiare: i nostri modelli di evoluzione galattica devono tenere conto della sottile, ma potente, influenza di LLAGN. La ricerca per comprendere questi architetti cosmici continua, guidata dalla capacità del JWST di decifrare i numerosi linguaggi dell’universo.