Una nuova ricerca suggerisce che la vita potrebbe prosperare non attorno alle stelle, ma su lune che orbitano attorno a pianeti “canaglia” fluttuanti. Questi vagabondi interstellari, espulsi dai loro sistemi stellari originali, potrebbero ospitare ambienti abitabili per miliardi di anni, sfidando le nostre ipotesi su dove possa esistere la vita.
L’abitabilità inaspettata dei pianeti canaglia
Per decenni, la ricerca della vita extraterrestre si è concentrata sui pianeti in orbita attorno alle stelle. Ma cosa accadrebbe se la vita potesse emergere e sopravvivere negli oscuri vuoti tra le galassie? Uno studio recente, pubblicato su Monthly Notice of the Royal Astronomical Society, indica che le lune che orbitano attorno a pianeti canaglia – pianeti che sono stati lanciati fuori orbita e ora vagano nello spazio da soli – potrebbero mantenere l’acqua allo stato liquido per un massimo di 4,3 miliardi di anni, rivaleggiando con la durata della vita della Terra.
Questa non è solo speculazione. Le simulazioni al computer mostrano che il riscaldamento mareale, la compressione e la flessione gravitazionale di una luna da parte del suo pianeta, genera un calore interno significativo. Questo processo è già noto per stimolare l’attività vulcanica sulla luna di Giove Io e impedire il congelamento degli oceani sotterranei su Europa ed Encelado.
Il ruolo dell’atmosfera nel sostenere la vita
La chiave per l’abitabilità della superficie risiede nell’atmosfera lunare. Precedenti ricerche avevano suggerito che l’anidride carbonica potrebbe fornire un sufficiente riscaldamento dell’effetto serra, ma lo studio avverte che la CO2 può congelarsi e collassare nel freddo interstellare, consentendo al calore di fuoriuscire.
Tuttavia, l’idrogeno offre una soluzione più stabile. Sotto alta pressione, le molecole di idrogeno si scontrano e assorbono il calore che altrimenti si irradierebbe nello spazio, agendo come una coperta isolante. Ciò potrebbe mantenere stabili gli oceani di acqua liquida per miliardi di anni.
Perché è importante: espandere la ricerca della vita
Le implicazioni sono profonde. Per anni gli astronomi hanno teorizzato l’esistenza delle esolune, lune che orbitano attorno a pianeti al di fuori del nostro sistema solare, ma confermarne l’esistenza è stato difficile. Ora, questa ricerca suggerisce che, anche se le esolune si rivelassero rare, potrebbero essere sorprendentemente abitabili.
“La culla della vita non richiede necessariamente un sole”, afferma David Dahlbüdding, l’autore principale dello studio.
Questa scoperta amplia significativamente la gamma di potenziali ambienti in cui la vita potrebbe emergere. I pianeti canaglia sono sottoprodotti comuni di sistemi planetari caotici; la gravità può espellere i mondi nello spazio interstellare e molti trattengono le loro lune durante questo violento processo. Ciò significa che gli ambienti abitabili potrebbero essere molto più diffusi di quanto si pensasse, anche negli angoli più bui della galassia.
La ricerca della vita è diventata molto più grande.
