Anne Hathaway non è sopravvissuta solo all’etichetta “Disney Princess”; l’ha attraversata con un bulldozer. L’attrice americana ha costruito una carriera definita dalla gamma, muovendosi con fluidità tra fiabe di alto concetto, drammi crudi per adulti e commedie taglienti. La sua filmografia è una mappa delle mutevoli maree di Hollywood, segnate da titoli di successo come The Princess Diaries (2001), Brokeback Mountain (2005) e Il diavolo veste Prada (2006).
In che modo Anne Hathaway è passata da icona teenager ad attrice seria?
Ha iniziato dove fanno la maggior parte delle giovani star: con piatti adatti alle famiglie. The Princess Diaries ha consolidato il suo status di giovane protagonista bancabile. Ma Hathaway non ha mai lasciato che quell’immagine si calcificasse. Verso la metà degli anni 2000, stava correndo dei rischi che confusero alcuni critici ma impressionarono altri. Brokeback Mountain (2005) è stato un punto di svolta. Non era il tipico veicolo da commedia romantica; era pesante, emozionante e adorato dalla critica. Abbinando tutto ciò all’energia frenetica di Il diavolo veste Prada (2006), ha dimostrato di essere in grado di gestire sia il dolore silenzioso del dramma dei personaggi sia lo spirito arguto della commedia d’insieme.
Quale ruolo ha valso ad Anne Hathaway l’Oscar?
La risposta è Les Misérables (2012). È stata una scommessa. L’adattamento musicale era polarizzante e la performance vocale di Hathaway ha suscitato recensioni contrastanti. Eppure il ruolo di Fantine era devastante nella sua semplicità. Ha vinto l’Oscar come migliore attrice non protagonista per quella performance. Era il modo in cui l’industria riconosceva che il suo lavoro nei musical aveva raggiunto un livello di specificità emotiva che trascendeva le aspettative di genere.
“Versatilità non significa solo cambiare genere. Si tratta di cambiare la struttura della tua performance.”
Il suo arco di carriera è raramente lineare. Passa dal bizzarro al cupo, dal rumoroso al sobrio. Questa imprevedibilità è il motivo per cui rimane un appuntamento fisso nella conversazione su chi può svolgere un ruolo difficile. Che stia cantando su un tetto o analizzando un matrimonio, l’impegno è totale. La domanda non è cosa può fare, ma cosa farà dopo.























